
C’è un angolo d’Italia che resiste alla frenesia del turismo di massa, che non si lascia consumare, che custodisce la propria bellezza con discrezione e dignità. Si chiama Piacenza. E se ancora non la conosce, è arrivato il momento di rimediare.
Una terra tra due mondi
Il territorio piacentino occupa una posizione geografica privilegiata e spesso sottovalutata: a nord il grande fiume Po con le sue nebbie e le sue leggende, a sud le colline dell’Appennino che si innalzano dolcemente verso vette che sfiorano i duemila metri. In mezzo, una pianura fertile e generosa che da secoli sfama e ispira. Piacenza è la prima città dell’Emilia partendo da Milano, eppure è la meno emiliana delle città emiliane — più lombarda per certi versi, più padana, con un carattere tutto suo che non somiglia a nessun altro.
Le Valli Piacentine — Val Trebbia, Val Nure, Val d’Arda, Val Tidone — sono quattro mondi distinti che si aprono verso sud come le dita di una mano. Ognuna ha il suo carattere, i suoi borghi, i suoi sapori, le sue storie. Percorrerle tutte richiederebbe mesi. Ma bastano pochi giorni per capire perché chi le conosce non riesce più a farne a meno.
La Val Trebbia: Hemingway non si sbagliava
Ernest Hemingway la definì «la valle più bella del mondo». Non era un’iperbole. La Val Trebbia è una delle valli appenniniche meglio conservate d’Italia: il fiume scorre limpido tra rocce e boschi, i paesi si aggrappano ai versanti con quella naturalezza che solo secoli di storia sanno dare. Bobbio, con la sua abbazia millenaria fondata da San Colombano nel 614 d.C. e il celebre Ponte Gobbo — undici arcate irregolari che sembrano uscite da un dipinto medievale — è uno dei borghi più affascinanti del Nord Italia.
D’estate la Trebbia diventa il regno dei bagnanti: le sue acque fresche e cristalline attirano ogni anno migliaia di visitatori da tutta la Lombardia e l’Emilia. Ma basta allontanarsi di qualche chilometro dai punti più frequentati per ritrovare la quiete assoluta, il suono dell’acqua sulle pietre, l’ombra dei castagni. Un lusso raro, nel 2026.
Vigoleno, Castell’Arquato, Grazzano Visconti: i borghi del tempo sospeso
Il territorio piacentino custodisce alcuni dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Castell’Arquato, arroccato su uno sperone collinare con la sua Rocca Viscontea e la Collegiata romanica, domina la Val d’Arda con una maestosità che toglie il fiato. Le sue strade lastricate, le case in pietra, la piazza medievale intatta: qui il tempo sembra davvero essersi fermato al Medioevo.
Vigoleno è un caso ancora più raro: un borgo interamente medievale, con tanto di torre, castello, chiesa romanica e mura perimetrali perfettamente conservate. Abitato da poche decine di persone, ha una magia silenziosa e commovente. Grazzano Visconti, invece, è un caso unico in Italia: un borgo neomedievale costruito agli inizi del Novecento dal Duca Giuseppe Visconti di Modrone, padre del regista Luchino. Oggi ospita botteghe artigiane, ristoranti e un castello privato visitabile: un luogo che divide tra chi lo ama e chi lo considera una ricostruzione, ma che non lascia mai indifferenti.
La gastronomia piacentina: un patrimonio da difendere e celebrare
Se c’è una cosa che il piacentino non ammette è che si parli della cucina locale con superficialità. E ha ragione. La gastronomia piacentina è un universo a sé, riconoscibile, orgogliosa, con radici profonde nella tradizione contadina e padana. Tre sono i suoi simboli più illustri, certificati dall’Europa con il marchio DOP: la coppa piacentina, il salame piacentino e la pancetta piacentina. Una trinità di salumi che non ha eguali nel panorama italiano.
Ma la vera anima della cucina piacentina sta nella pasta fresca. I pisarei e fasò — gnocchetti di pane raffermo con fagioli borlotti — sono il piatto dell’identità, quello che ogni nonna piacentina prepara ancora oggi con le mani sapienti di chi conosce il gesto da sempre. La bomba di riso, ripiena di piccione e funghi, è un capolavoro di complessità e sapore. Gli anolini in brodo sono il piatto delle feste, quello che compare a Natale e che racconta di famiglie riunite intorno a tavole imbandite.
E poi il vino. La Doc Colli Piacentini comprende una gamma straordinaria di etichette: dalla Malvasia frizzante e profumata, perfetta con i salumi, al Gutturnio — blend di Barbera e Croatina — robusto e caratteriale, fino all’Ortrugo, bianco secco di grande eleganza che accompagna meravigliosamente i pesci di fiume. Le cantine collinari aprono le loro porte ai visitatori con sempre maggiore frequenza: un wine tour tra le vigne piacentine è un’esperienza che merita di essere pianificata con cura.
La ristorazione: tra tradizione e innovazione
Il territorio piacentino vanta una ristorazione di livello che raramente finisce sulle guide nazionali — e forse è proprio questo il suo segreto. Osterie familiari dove si mangia come a casa ma meglio, trattorie nascoste tra i boschi che servono cacciagione e funghi di stagione, ristoranti che interpretano la tradizione con creatività senza tradirla. Il rapporto qualità-prezzo è spesso sorprendente: ci si siede a tavole memorabili senza dover svuotare il portafogli.
Negli ultimi anni è cresciuta una generazione di giovani chef piacentini che ha studiato nelle migliori cucine d’Italia e d’Europa e poi è tornata, con l’umiltà di chi sa che le radici contano. Il risultato è una cucina che guarda al futuro con i piedi ben piantati nel passato: tecniche contemporanee applicate a ingredienti locali d’eccellenza. Un modello che molti territori vorrebbero imitare.
Natura, sport e benessere: le colline per tutti
Le colline piacentine non sono solo da guardare: sono da vivere. I sentieri del CAI percorrono ogni valle, dal fondovalle alle creste più alte, offrendo escursioni per tutti i livelli di preparazione fisica. Il mountain bike è diventato negli ultimi anni uno sport amatissimo, con percorsi tecnici che attirano appassionati da tutta la Pianura Padana. I maneggi non mancano, e le passeggiate a cavallo tra i vigneti al tramonto sono una delle esperienze più romantiche che questo territorio sappia offrire.
Per chi cerca il relax, le strutture agrituristiche sono un’alternativa autentica ai grandi hotel: si dorme tra le vigne, si fa colazione con i prodotti dell’orto, si respira un’aria che nelle città si è dimenticato come si fa. Alcune offrono trattamenti benessere, piscine con vista sulle colline, cantine per degustazioni private. Un lusso lento, consapevole, che sempre più viaggiatori cercano come antidoto alla velocità del mondo contemporaneo.
Piacenza città: il capoluogo che sorprende
Non si può parlare del territorio piacentino senza dedicare almeno qualche riga al capoluogo. Piacenza città è spesso sottovalutata dai circuiti turistici, eppure custodisce tesori di rara bellezza: Piazza Cavalli con i suoi due cavalli bronzei farnesiani, considerati tra le più belle statue equestri del mondo; il Duomo romanico con le sue proporzioni severe e solenni; i Musei Civici di Palazzo Farnese con la straordinaria raccolta di reperti romani, tra cui il celeberrimo Fegato di Piacenza — un modello bronzeo etrusco di fegato ovino usato per la divinazione, unico al mondo.
La città vive la sua vita autentica lontano dai riflettori: mercati settimanali, osterie storiche, una vita culturale vivace che non ha bisogno di pubblico esterno per esistere. È questo il suo fascino più autentico: non si è mai adattata al turismo, e proprio per questo è rimasta vera.
Venite a Piacenza: non ve ne pentirete
C’è un tipo di viaggio che non si dimentica: quello che non si era pianificato, quello che si è fatto quasi per caso e che poi è diventato un ritorno. Piacenza e le sue colline sono quel tipo di destinazione. Non urla, non si impone, non cerca di convincerti. Ti aspetta, con la pazienza di chi sa di avere qualcosa di straordinario da offrire.
Venite in primavera, quando i vigneti si risvegliano e i borghi profumano di fiori. Venite in estate, quando le valli rinfrescano e le sagre animano ogni paese. Venite in autunno — soprattutto in autunno — quando i colori delle colline diventano un capolavoro impressionista e i tartufi e i funghi trasformano ogni pasto in un evento. Venite d’inverno, avvolti nella nebbia padana, a scoprire la Piacenza più intima e segreta.
Venite, e poi capirete perché chi ci nasce non riesce ad andarsene del tutto. E chi arriva da fuori, spesso, non riesce più a partire.
Dr. Massimo Granelli — giornalista editore, CONTEMAX Magazine
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