
Ogni terza domenica del mese, lungo la storica Via Emilia a Roveleto di Cadeo, in provincia di Piacenza, si anima la cosiddetta fierina dell’Uso e Riuso: bancarelle disposte sul bordo strada, oggetti di ogni tipo, abbigliamento usato, piccoli elettrodomestici, bigiotteria, giocattoli e bric-à-brac di ogni genere. Un appuntamento che negli anni ha raccolto una sua fedele clientela, attratta dalla possibilità di trovare qualcosa di utile a prezzi contenuti e, perché no, dalla piacevolezza di una passeggiata domenicale all’aria aperta.
Un fenomeno in crescita, ma con qualche ombra
Tuttavia, nel corso del tempo, qualcosa è cambiato. E i cittadini di Roveleto — e più in generale del Comune di Cadeo — lo hanno notato. La composizione degli espositori si è progressivamente modificata: la presenza di venditori italiani, un tempo maggioritaria, è diventata sempre più esigua, quasi residuale. A dominare gli spazi, oggi, sono espositori provenienti prevalentemente dal Nord Africa, con merci spesso di provenienza incerta e proposte commerciali che poco hanno a che fare con la tradizione del riuso e del riciclo creativo che dovrebbe caratterizzare questo tipo di manifestazione.
Non si tratta di un giudizio sulle persone, beninteso. Il diritto al lavoro e alla partecipazione alla vita economica di una comunità è sacrosanto per chiunque rispetti le regole. Ma è lecito — anzi, doveroso — interrogarsi su cosa stia diventando questa fierina, e se stia ancora servendo gli interessi e i valori della comunità locale che la ospita.
La voce dei cittadini: un disagio concreto
Il malcontento tra i residenti è palpabile. In molti lamentano che l’evento abbia perso la sua identità originaria: quella di un appuntamento a misura di paese, dove i cittadini potevano vendere oggetti usati di casa, trovare un affare tra vicini di quartiere, e vivere la domenica in un clima di socialità genuina. Oggi, riferiscono in molti, quella dimensione si è assottigliata. Le bancarelle hanno un aspetto sempre più anonimo e ripetitivo, i prodotti esposti sovente non hanno nulla di ‘usato’ e le dinamiche commerciali ricordano più un mercato extracomunitario informale che una fierina di paese.

Cosa si potrebbe fare: proposte concrete
La questione non è irrisolvibile. Al contrario, con un po’ di volontà politica e amministrativa, la fierina dell’Uso e Riuso di Roveleto potrebbe ritrovare la sua vocazione originaria e diventare un vero punto di forza per il territorio. Ecco alcune proposte concrete che CONTEMAX Magazine vuole mettere sul tavolo:
- Riservare una quota minima garantita di posteggi agli espositori residenti nel Comune di Cadeo e nei comuni limitrofi, incentivando la partecipazione dei cittadini locali.
- Introdurre criteri più stringenti sulla natura della merce esposta: l’evento dovrebbe tornare a promuovere il vero riuso e il riciclo creativo, non il commercio di merce nuova o di dubbia provenienza.
- Valorizzare la fierina con iniziative collaterali: laboratori di riparazione, angoli del baratto tra cittadini, spazi dedicati all’artigianato locale e alle associazioni del territorio.
- Coinvolgere le scuole e i giovani in percorsi di educazione al riuso e alla sostenibilità, trasformando l’evento in un’occasione educativa oltre che commerciale.
- Rafforzare i controlli sulla regolarità delle autorizzazioni e sulla conformità della merce esposta, per garantire un mercato trasparente e sicuro per tutti.
Un’opportunità da non sprecare
Roveleto di Cadeo è un paese con una sua storia, una sua identità, una comunità viva e attiva. La fierina dell’Uso e Riuso potrebbe e dovrebbe essere uno specchio di quella identità: un luogo dove la sostenibilità incontra la socialità, dove il riuso diventa cultura e non solo commercio. Affinché questo accada, però, serve coraggio da parte di chi amministra: quello di rimettere mano al regolamento, di ascoltare i cittadini, di ridare all’evento la sua anima.
Non è una questione di chiusura o di pregiudizio verso chicchessia. È una questione di identità, di qualità e di rispetto per una comunità che — come ogni comunità — ha il diritto di vedere i propri spazi pubblici vissuti in modo coerente con i propri valori e la propria storia. CONTEMAX Magazine continuerà a seguire questa vicenda e a dare voce a chi, sul territorio, ha qualcosa da dire.
Dr. Massimo Granelli — giornalista editore, CONTEMAX Magazine
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