Scuolabus, è caccia agli autisti: perché nessuno vuole più guidarli?

Scuolabus con bambini e autista in divisa in un quartiere italiano

Con l’avvicinarsi del nuovo anno scolastico torna una difficoltà ormai strutturale: trovare conducenti con patente D e CQC. Il problema non sembra essere soltanto la mancanza di personale, ma anche un lavoro frammentato nell’arco dell’intera giornata e una retribuzione spesso da part-time.

di Dr. Massimo Granelli

Con settembre alle porte, mentre famiglie, scuole e Comuni si preparano alla ripresa delle lezioni, dietro le quinte del trasporto scolastico si ripresenta un problema sempre più difficile da ignorare: mancano gli autisti di scuolabus.

Non è soltanto una sensazione. Nell’aprile 2026 ANAV, l’Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori, ha definito la carenza dei conducenti professionali nel trasporto passeggeri con autobus una «grave criticità» per la mobilità italiana. A maggio, una piattaforma promossa da ANITA, ANAV, UNASCA e CONFARCA ha quantificato in circa 10.000 unità la carenza di conducenti nel trasporto passeggeri in Italia.

Il fenomeno riguarda tutto il trasporto collettivo, ma nello scuolabus assume caratteristiche particolari.

Tre servizi, una giornata praticamente impegnata

Basta guardare alcune offerte di lavoro pubblicate in queste settimane per comprendere una delle possibili ragioni.

A Podenzano, in provincia di Piacenza, per esempio, un’offerta pubblicata sul portale ufficiale Lavoro per Te dell’Emilia-Romagna cerca tre autisti di scuolabus. L’orario indicato è part-time, ma distribuito su tre differenti fasce: dalle 7 alle 9, dalle 13 alle 15 e dalle 16 alle 17.

Formalmente sono poche ore di lavoro.

Nella realtà, però, la giornata del conducente rischia di essere condizionata dall’alba al tardo pomeriggio.

Ed è qui che emerge uno dei paradossi dello scuolabus: si viene retribuiti per un part-time, ma la frammentazione dell’orario può rendere difficile utilizzare le ore libere per svolgere un secondo lavoro o organizzare normalmente la propria giornata.

Un’altra ricerca recente per autisti di scuolabus indica 30 ore settimanali suddivise nelle fasce 7-9, 12-14 e 15.30-17.30, con una retribuzione indicata di 1.285 euro lordi mensili.

Ed è difficile non porsi una domanda: quanto è appetibile un lavoro che può impegnarti nell’arco di dieci ore della giornata pur essendo contrattualmente un part-time?

Sottopagati? La questione è più complessa

Dire semplicemente che gli autisti sono “sottopagati” sarebbe una generalizzazione e giornalisticamente non sarebbe corretto.

Le condizioni cambiano infatti secondo contratto, azienda, numero di ore e inquadramento.

Ma i numeri delle offerte attuali consentono di mettere a fuoco il problema.

A Cesena, nell’agosto 2026, sono stati ricercati addirittura 15 autisti di scuolabus, con patente D e CQC persone. L’offerta prevede 30 ore settimanali, contratto di 11 mesi e una RAL di 20.000 euro.

Nel Parmense, un’altra offerta per Medesano e San Secondo Parmense propone 30 ore settimanali e una RAL effettiva di 17.886 euro, oltre a tredicesima e quattordicesima.

Il vero problema, dunque, potrebbe essere il rapporto tra responsabilità, qualificazione richiesta, disponibilità giornaliera e compenso effettivamente percepito.

Portare bambini non significa semplicemente guidare

C’è poi un elemento che non dovrebbe mai essere dimenticato.

L’autista dello scuolabus trasporta ogni giorno bambini e ragazzi.

Deve rispettare percorsi e orari, affrontare traffico e condizioni meteorologiche, garantire una guida sicura e gestire un mezzo di dimensioni importanti mentre alle sue spalle viaggiano decine di minori.

E per svolgere professionalmente questo lavoro non basta la normale patente automobilistica.

Sono richieste la patente D e la CQC persone, la Carta di Qualificazione del Conducente. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti conferma espressamente che i conducenti degli scuolabus non sono esentati dall’obbligo della CQC nei casi previsti per l’attività professionale.

Queste abilitazioni significano formazione, esami, costi e successivi rinnovi.

ANAV aveva già evidenziato come il percorso necessario per conseguire patente D e CQC potesse comportare costi nell’ordine di diverse migliaia di euro, a seconda del percorso formativo e dell’abilitazione richiesta.

Per un giovane che deve scegliere una professione, il confronto diventa inevitabile: vale la pena investire tempo e denaro per ottenere queste qualifiche se poi mi viene proposto un lavoro part-time, stagionale e distribuito su tre momenti diversi della giornata?

Il problema non riguarda soltanto gli scuolabus

Che la professione dell’autista abbia perso capacità attrattiva è dimostrato anche da quanto sta accadendo nel trasporto pubblico.

Nel giugno scorso, persino ATM Milano ha organizzato quattro giorni di selezioni per contrastare quella che viene descritta come una carenza cronica di conducenti. Secondo RaiNews, nonostante 865 autisti entrati in azienda nell’ultimo anno, la difficoltà di reperire personale rimane.

Quando perfino le grandi aziende del trasporto pubblico devono mettere in campo campagne straordinarie di reclutamento, è facile immaginare quanto possa essere complicato trovare conducenti per servizi scolastici più piccoli, magari in comuni di provincia.

Forse non mancano soltanto gli autisti: manca un lavoro abbastanza attraente

È probabilmente questo il punto sul quale sarebbe opportuno aprire una riflessione.

Continuare a pubblicare annunci dicendo “cercasi disperatamente autisti” potrebbe non essere sufficiente.

Bisogna domandarsi perché non arrivino candidature.

Se un lavoratore deve alzarsi presto per effettuare il primo giro, fermarsi alcune ore, tornare in servizio all’uscita da scuola, attendere ancora e riprendere il mezzo per un terzo servizio pomeridiano, quelle pause esistono sul contratto, ma non necessariamente nella sua vita.

È un tempo difficilmente utilizzabile.

E questo tempo ha un valore.

La soluzione potrebbe quindi passare non soltanto dall’aumento delle retribuzioni, ma anche da contratti più stabili, incentivi per conseguire patente D e CQC, organizzazione più razionale dei turni e possibilità di integrare il servizio scolastico con altre mansioni retribuite nelle ore intermedie.

Non è un dettaglio. È probabilmente una delle condizioni necessarie per rendere nuovamente appetibile questa professione.

A settembre lo scuolabus deve partire

Quando un autista manca, il problema non rimane all’interno dell’azienda che gestisce l’appalto.

Arriva direttamente alle famiglie.

Lo scuolabus è un servizio essenziale soprattutto nei piccoli comuni, nelle frazioni e nelle aree dove non tutti possono accompagnare personalmente i figli a scuola.

Per questo la carenza di conducenti dovrebbe essere affrontata prima che diventi un’emergenza dell’ultimo minuto.

La domanda finale è semplice:

siamo davvero davanti a persone che non vogliono più lavorare, oppure davanti a un lavoro che, così come viene organizzato e remunerato in molti casi, non riesce più ad attirare le persone?

Forse è arrivato il momento di smettere di domandarsi soltanto “dove sono finiti gli autisti?” e cominciare a chiedersi “cosa stiamo offrendo loro per convincerli a tornare?”

Dr. Massimo Granelli giornalista editore
28 agosto 2026

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