Violenza sulle donne, basta sfilate in rosso? Quando la sensibilizzazione deve diventare protezione concreta

Scarpe rosse simbolo della lotta contro la violenza sulle donne in una piazza illuminata di ro

Gli eventi contro la violenza sulle donne si moltiplicano nelle piazze italiane, tra sfilate in rosso, manifestazioni e iniziative di sensibilizzazione. Ma quanto contribuiscono realmente alla protezione delle vittime? CONTEMAX Magazine approfondisce il valore di queste iniziative e la necessità di trasformare i messaggi di solidarietà in azioni concrete.

Di Dr. Massimo Granelli – CONTEMAX Magazine

Violenza sulle donne: il rosso delle manifestazioni e la realtà quotidiana

Il rosso è diventato il colore simbolo di molte manifestazioni contro la violenza sulle donne. Lo incontriamo nelle piazze, sulle passerelle della moda, negli abiti eleganti indossati durante eventi benefici, nelle scarpe esposte sulle scalinate e nelle campagne promosse da associazioni e istituzioni.

È un colore forte, immediato, capace di richiamare l’attenzione e ricordare le vittime.

Ma una domanda merita di essere posta con altrettanta forza: quanto di tutto questo si traduce in protezione reale per le donne?

È una domanda scomoda, forse, ma necessaria.

Ogni anno si moltiplicano iniziative, spettacoli, conferenze, serate di solidarietà e sfilate dedicate alla lotta contro la violenza di genere.

Si pronunciano parole importanti. Si applaudono testimonianze commoventi. Si realizzano fotografie destinate ai social network. Si ringraziano organizzatori, sponsor, testimonial e rappresentanti istituzionali.

Poi arrivano i saluti, si spengono le luci e si smontano gli allestimenti.

Che cosa rimane?

Un messaggio condiviso? Una nuova consapevolezza? Oppure un aiuto concreto per chi, proprio quella sera, ha paura di tornare a casa?

I numeri della violenza: una realtà che non possiamo ignorare

I dati ufficiali raccontano una situazione che richiede attenzione continua.

Secondo i primi risultati dell’indagine ISTAT sulla sicurezza delle donne riferita al 2025, circa 6,4 milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9%, hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita a partire dai 16 anni.

L’indagine indica inoltre che il 12,6% delle donne che hanno o hanno avuto un partner ha subito violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Il dato riguarda esperienze accumulate nel corso della vita, non il numero di vittime di un singolo anno.

Sono cifre che testimoniano quanto il problema sia profondo e diffuso.

Istat
+1

Una successiva pubblicazione ISTAT, del settembre 2026, richiama inoltre l’attenzione sulle violenze subite durante l’infanzia e sul legame tra esperienze traumatiche precoci e vulnerabilità nell’età adulta.

Istat

Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, figli, relazioni interrotte, paure e sofferenze che non possono essere ridotte a un manifesto pubblicitario.

La violenza non riguarda soltanto le aggressioni fisiche. Può manifestarsi attraverso umiliazioni, controllo, minacce, isolamento, stalking e limitazioni dell’autonomia economica.

Per questo la risposta deve essere altrettanto articolata.

Eventi contro la violenza sulle donne: sensibilizzazione o spettacolo?

La moda possiede una straordinaria capacità comunicativa.

Una sfilata dedicata alla difesa delle donne può raggiungere centinaia di persone, coinvolgere i giovani, mobilitare professionisti e utilizzare la bellezza come linguaggio per trasmettere un messaggio sociale.

Non c’è nulla di sbagliato in questo.

Anzi, quando una manifestazione riesce ad avvicinare persone che normalmente non parteciperebbero a un convegno sulla violenza di genere, può offrire un’importante occasione di sensibilizzazione.

Il problema nasce quando la causa rischia di diventare soltanto la cornice di uno spettacolo.

Quando le fotografie delle modelle, degli ospiti e delle personalità presenti ricevono maggiore attenzione rispetto alle informazioni su come chiedere aiuto.

Quando si parla molto di solidarietà, ma poco dei servizi territoriali disponibili.

Quando non vengono spiegati gli obiettivi concreti dell’iniziativa.

E soprattutto quando, dopo un evento presentato come benefico, non è chiaro se siano stati raccolti fondi, a chi siano stati destinati e quali attività abbiano sostenuto.

Naturalmente non tutte le manifestazioni raccolgono denaro: alcune hanno esclusivamente finalità informative e culturali.

Ma anche in quel caso sarebbe importante comprendere quale messaggio sia stato trasmesso e quali opportunità di approfondimento siano state offerte al pubblico.

La sensibilizzazione è importante. Non deve però essere confusa automaticamente con un risultato concreto di protezione.

Le scarpe rosse non devono diventare soltanto una scenografia

Le scarpe rosse sono uno dei simboli più riconoscibili della denuncia della violenza contro le donne.

La loro forza espressiva sta nel richiamare l’assenza, il dolore e la memoria.

Una piazza piena di scarpe rosse può emozionare e far riflettere.

Ma dobbiamo chiederci se quella stessa piazza possa diventare anche uno spazio per ascoltare, informare e orientare.

Perché non affiancare alle installazioni artistiche la presenza di professioniste dei centri antiviolenza?

Perché non distribuire informazioni sui percorsi di sostegno psicologico, legale ed economico?

Perché non dedicare una parte degli eventi all’educazione dei ragazzi e al riconoscimento dei comportamenti violenti nelle relazioni?

Sono domande che non vogliono sminuire il valore del simbolo.

Vogliono rafforzarlo.

Un simbolo acquista ancora più significato quando diventa la porta d’ingresso verso un aiuto concreto.

Chi organizza eventi contro la violenza dovrebbe raccontare anche i risultati

Organizzare una manifestazione richiede tempo, lavoro, collaborazioni e spesso risorse economiche.

Molte associazioni e molti volontari dedicano energie autentiche alla difesa delle donne.

Questo impegno merita rispetto.

Ma proprio per valorizzarlo sarebbe utile adottare criteri di trasparenza e rendicontazione.

Chi organizza un evento potrebbe spiegare pubblicamente:

  • Quali obiettivi concreti si propone l’iniziativa.

  • Quali associazioni o servizi specializzati sono coinvolti.

  • Se sono previste raccolte fondi e come verranno utilizzate.

  • Quali informazioni e contatti vengono messi a disposizione delle donne.

  • Quali risultati verificabili vengono comunicati al termine della manifestazione.

Non si tratta di pretendere che ogni serata di sensibilizzazione risolva un problema complesso come la violenza di genere.

Si tratta di distinguere le intenzioni dalle azioni e i messaggi dai risultati.

Una manifestazione che permette anche a una persona di conoscere un servizio di protezione può avere un valore importante.

Ma senza strumenti di verifica non possiamo sapere quanto un evento abbia effettivamente contribuito a questo obiettivo.

La vera difesa delle donne comincia quando vengono ascoltate

Esistono donne che non riescono a denunciare perché temono le conseguenze.

Altre dipendono economicamente da chi esercita violenza.

Altre ancora devono proteggere anche i figli o affrontare situazioni familiari particolarmente complesse.

Per queste donne non bastano applausi, dichiarazioni di solidarietà o immagini condivise sui social.

Servono strutture di accoglienza, personale qualificato, assistenza legale, protezione, percorsi di autonomia economica e una rete territoriale capace di intervenire.

In Italia esiste il 1522, servizio pubblico nazionale gratuito, attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, che offre ascolto e orientamento alle vittime di violenza e stalking, anche attraverso una chat dedicata.

Numero Antiviolenza e Antistalking
+1

È proprio su questi strumenti che occorre portare l’attenzione.

Perché una donna deve sapere a chi rivolgersi prima che una situazione diventi ancora più pericolosa.

E gli uomini? La responsabilità non può essere soltanto femminile

Un altro aspetto merita una riflessione.

Molte iniziative vedono una partecipazione prevalentemente femminile: donne che parlano alle donne, donne che sfilano per le donne, donne che testimoniano e denunciano.

È comprensibile e importante.

Ma la prevenzione della violenza maschile contro le donne richiede anche il coinvolgimento diretto degli uomini.

Padri, compagni, mariti, insegnanti, educatori, dirigenti sportivi e rappresentanti delle istituzioni devono sentirsi parte di questo percorso.

I ragazzi devono imparare fin da giovani che l’amore non è possesso, che la gelosia non giustifica il controllo e che un rifiuto deve essere rispettato.

Un cambiamento culturale non nasce soltanto attraverso una giornata commemorativa.

Si costruisce nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei comportamenti quotidiani.

Eventi contro la violenza sulle donne: l’impegno oltre il 25 novembre
Copia

Con l’avvicinarsi del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, torneranno campagne di sensibilizzazione, eventi pubblici e manifestazioni.

È importante che accada.

Ma la difesa delle donne non può essere concentrata in una sola giornata dell’anno.

Il 25 novembre può rappresentare un’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti, individuare le difficoltà e assumere nuovi impegni.

Non dovrebbe diventare una semplice ricorrenza da inserire nel calendario delle manifestazioni.

La violenza non segue il programma degli eventi.

Non si interrompe quando termina una sfilata.

E non attende l’anno successivo per ripresentarsi.

Il ruolo dell’informazione: raccontare, ma anche fare domande

Anche il giornalismo ha una responsabilità precisa.

Una testata può raccontare una manifestazione, pubblicare fotografie, intervistare gli organizzatori e dare spazio alle associazioni impegnate nel contrasto alla violenza.

Ma può e deve anche approfondire.

Quanti fondi sono stati destinati ai progetti annunciati? Quali iniziative proseguono durante l’anno? Quali servizi sono concretamente accessibili alle donne del territorio? Che cosa è stato realizzato rispetto agli impegni dichiarati?

Sono domande legittime, che dovrebbero essere rivolte con lo stesso rigore agli organizzatori, agli enti pubblici e alle realtà private coinvolte.

CONTEMAX Magazine intende sostenere la diffusione di una cultura del rispetto, senza rinunciare al diritto e al dovere di porre domande.

Perché il compito dell’informazione non è soltanto documentare gli applausi, ma aiutare i cittadini a capire ciò che accade prima, durante e dopo un’iniziativa pubblica.

Meno apparenza, più responsabilità: il rosso deve lasciare un segno

Non abbiamo bisogno di contrapporre bellezza e impegno sociale.

Una sfilata può essere elegante e allo stesso tempo trasmettere un messaggio importante.

Un evento può emozionare e offrire informazioni utili.

Un abito rosso può diventare un segno di solidarietà autentica.

La differenza la fanno la serietà degli obiettivi, la qualità dei contenuti e la capacità di costruire qualcosa che continui anche quando il pubblico è tornato a casa.

Non sarebbe giusto giudicare tutte le iniziative allo stesso modo, né negare l’impegno di chi lavora quotidianamente per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Ma una domanda deve accompagnare ogni evento dedicato alla difesa delle donne:

«Quando domani si spegneranno le luci, quale aiuto in più avremo messo a disposizione?»

Se saremo capaci di rispondere con fatti, collaborazioni e risultati, allora il rosso non sarà stato soltanto il colore di una serata.

Sarà diventato il simbolo di un impegno che continua.

Perché le donne non hanno bisogno soltanto di essere celebrate. Hanno diritto a essere rispettate, ascoltate, libere e protette. Ogni giorno.

Dr. Massimo Granelli CONTEMAX Magazine – Editoriale

Per informazioni e sostegno: 1522 – Numero nazionale antiviolenza e stalking. In caso di pericolo immediato, chiamare il 112.

Lascia un commento

Scopri di più da CONTEMAX Magazine Testata Giornalistica

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere