WALTER CHIARI E CARMELO QUATTRONE

Il ricordo inedito del tecnico dentista, oggi giornalista ed editore, che visse la quotidianità di un gruppo di artisti straordinari oltre il fango delle cronache giudiziarie. Ci sono storie che la cronaca nera e i faldoni dei tribunali congelano in un teorema, dimenticando l’umanità che ci stava dietro. La storia di Carmelo Quattrone è una di queste. Per i giornali degli anni ’80 era l’impresario travolto dal maxi-blitz di San Valentino; per me, che l’ho conosciuto nel momento più duro, era un uomo generoso, un amico leale e un appassionato di spettacolo del tutto estraneo a logiche mafiose. La nostra amicizia è nata in un luogo di passaggio e di sofferenza: il carcere delle Novate di Piacenza, dove all’epoca lavoravo come tecnico dentista. In quell’ambiente difficile, dove le grandi inchieste milanesi riversavano i propri protagonisti, tra noi nacque un legame pulito, fondato sulla serietà e sulla fiducia reciproca. Un legame così solido che, una volta fuori, mi portò a condividere con lui la quotidianità per oltre un anno, trasferendomi nella sua casa a Milano, in via Fabio Filzi. A due passi dalla Stazione Centrale, quell’appartamento non era un semplice indirizzo: era un porto di mare, un crocevia caotico e meraviglioso di arte e passione. Carmelo era un impresario d’altri tempi. Viveva per organizzare eventi, mostre e spettacoli; non lo faceva per arricchirsi, tanto che era perennemente al limite finanziario, con qualche debito da saldare e la costante frenesia del prossimo progetto.

Romano Mussolini
Romano Mussolini

In quella casa le opere d’arte erano ovunque. Tappezzavano le pareti e si accumulavano nelle stanze perché via Filzi era anche la base logistica di Romano Mussolini. Romano, musicista straordinario e uomo di grande sensibilità, frequentava assiduamente l’appartamento: lì si commerciavano le sue tele e si programmavano i suoi concerti jazz, in un continuo intreccio tra note e pittura. Ma il fulcro umano di quel salotto sotterraneo restava Walter Chiari.

Walter Chiari
Walter Chiari

Walter era sempre lì, accompagnato da Patrizia Caselli. Se il pubblico era abituato a vedere il divo tormentato dalle fragilità e dall’ombra della cocaina che fu la vera e unica ragione del coinvolgimento di Carmelo nelle indagini, noi in via Filzi vedevamo l’uomo. Davanti ai piatti che Carmelo, cuoco eccellente, amava preparare per noi, Walter non perdeva mai la sua travolgente ironia. Era sempre allegro, vitale, capace di regalare un sorriso e una battuta anche nei momenti più precari. Lì, protetto dall’affetto di Carmelo, cercava e trovava un angolo di normalità domestica lontano dai riflettori. In quel mondo sospeso tra slanci artistici e scadenze economiche, io ero diventato per tutti l’uomo di fiducia. In quanto persona riservata, seria e disponibile, rappresentavo forse l’unico punto fermo, un’ancora di terraferma per anime costantemente in volo o in tempesta. Sapevano di poter contare sulla mia discrezione e sulla mia presenza, senza che chiedessi nulla in cambio se non quel calore umano che si respirava attorno alla tavola. Il tempo è passato e oggi nessuno di loro è più qui tra noi. Walter se n’è andato alla fine del 1991, seguito da quella Milano d’oro e di fango che lo aveva tanto amato e poi ferito. Carmelo lo ha salutato prima, continuando fino all’ultimo a inventare spettacoli e lasciandoci un vuoto immenso. Il filo di quell’amicizia, però, non si è mai spezzato: per tantissimi anni sono rimasto in contatto con le sue due figlie, custodi insieme a me della memoria di un padre che la giustizia degli uomini aveva frainteso, ma che la vita aveva reso indimenticabile. Oggi, a distanza di anni, guardo indietro a quei giorni in via Fabio Filzi con profondo orgoglio. Sono orgoglioso di aver offerto la mia serietà a chi ne aveva bisogno e di aver vissuto un’amicizia così rara. Resta il ricordo di una Milano che non esiste più, fatta di debiti, quadri accatastati, musica jazz e, soprattutto, di una grandissima, intramontabile umanità.

— Dr. Massimo Granelli — giornalista editore, CONTEMAX Magazine

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